Donnerstag, 15. Januar 2026

🔵 𝗩𝗢𝗥𝗦𝗖𝗛𝗔𝗨 :: Neckar-Musikfestival 2026 :: 𝗛𝗲𝗶𝗱𝗲𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴, 𝗕𝗮𝗱 𝗥𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝗮𝘂, 𝗕𝗮𝗱 𝗪𝗶𝗺𝗽𝗳𝗲𝗻, 𝗟𝗮𝘂𝗳𝗳𝗲𝗻 🟢 Erster Termin Di. 20.1. 𝗕𝗮𝗱 𝗪𝗶𝗺𝗽𝗳𝗲𝗻 :: Infobrief NMF (5)

Sehr geehrte Damen und Herren, 
   liebe Freunde des Neckar-Musikfestivals,

wir freuen uns, Ihnen heute unsere  
Konzerte des Neckar-Musikfestivals im
Neuen Jahr 2026 ankündigen zu können.

Neckar-Musikfestival 2026

𝗛𝗲𝗶𝗱𝗲𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴, 𝗕𝗮𝗱 𝗥𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝗮𝘂, 𝗕𝗮𝗱 𝗪𝗶𝗺𝗽𝗳𝗲𝗻, 𝗟𝗮𝘂𝗳𝗳𝗲𝗻 

Konzerte im Wolfsbrunnen Heidelberg

Mi. 13.05.2026 Konzertsaal Wolfsbrunnen Heidelberg, 19:30 Uhr
Klavierabend
Asli Kilic (Mannheim)
Bach, Münch, Schumann
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)

Mi. 10.06.2026 Konzertsaal Wolfsbrunnen Heidelberg, 19:30 Uhr
Klavierabend
Sylvie Nicephor (Paris)
Debussy, Münch und Satie
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)

Mi. 08.07.2026 Konzertsaal Wolfsbrunnen Heidelberg, 19:30 Uhr
Klavierabend
Emanuele Delucchi (Mailand)
Chopin, Münch und Godowsky
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)

Mi. 16.09.2026 Konzertsaal Wolfsbrunnen Heidelberg, 19:30 Uhr
Klavierabend
Sofia Proietti (Spoleto)
Beethoven, Chopin, Münch, Skrjabin und Brahms
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)

Mi. 14.10.2026 Konzertsaal Wolfsbrunnen Heidelberg, 19:30 Uhr
Klavierabend
Giacomo di Tollo (Ortona)
Savinio, Liszt, Münch und di Tollo
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)


Konzerte im Alten Spital Bad Wimpfen

!!! Nächste Woche !!!
Dienstag, 20.01.2026, Altes Spital Bad Wimpfen, 19.30 Uhr
Virtuoser Klavierabend
Beethoven und Liszt
Simone Gragnani (Pisa), Klavier
Vorverkauf über das Ticketportal der Stadt Bad Wimpfen

Samstag, 18.04.2026, Altes Spital Bad Wimpfen, 19.30 Uhr
Duoabend Cello & Klavier
Manuel de Falla, Joaquin Sin, Edvard Grieg
Dorothea von Albrecht, Cello - Peer Findeisen, Klavier
Vorverkauf über das Ticketportal der Stadt Bad Wimpfen


Konzerte in Lauffen und Bad Rappenau

Do. 30.4. Orchestersaal der Musikschule Lauffen, 19:30 Uhr
Klavierabend
Pietro Ceresini (Parma/Freiburg)
Bach, Münch, Barber
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R), PianoCard, Lehrer und Schüler der Musikschule frei

Do. 17.09.2026 Wasserschloss Bad Rappenau, 19:30 Uhr
Klavierabend
Sofia Proietti (Spoleto)
Beethoven, Chopin, Münch, Skrjabin und Brahms
Eintritt 9 Euro, VVK Reservix (R)

Do. 1.10. Orchestersaal der Musikschule Lauffen, 19:30 Uhr
Trioabend
Alexandre Feye, Violine - Dorothea von Albrecht - Cello, Peer Findeisen, Klavier
Debussy und Fauré
Eintritt 20 Euro, VVK Reservix (R), PianoCard, Lehrer und Schüler der Musikschule frei


Die Konzerte in Gundelsheim und Bad Dürrheim

… sind noch nicht terminiert.
Wir melden uns dazu alsbald.
Bitte noch um etwas Geduld…

- Änderungen vorbehalten -

Unsere Konzerte mit italienischen Künstlern werden gefördert vom
Istituto Italiano di Cultura Stoccarda IIC

Die ganze Saison 2026:
Demnächst auf


‼️ NUTZEN SIE DIE GELEGENHEIT :: JETZT BESONDERS LOHNEND ‼️

👇

Mitglieder des Fördervereins Neckar-Musikfestival
(„PianoCard") 
geniessen - nach Verfügbarkeit - 
freien Eintritt.

gratis ins Konzert!

Wir begrüßen alle Klassikliebhaber recht herzlich in unseren Konzerten.
Tickets für unsere Konzerte in Lorsch, Heidelberg, Bad Rappenau, Lauffen 
und Gundelsheim gibt es bei unserem VVK-Partner Reservix


VVK-Start i.d.R. 2-3 Wochen vor den jeweiligen Konzerten

Tickets für Bad Wimpfen www.badwimpfen.de.

Mitgliederreservierungen
Reservierungs-Anfrage für Mitglieder für die Konzerte in Heidelberg, Lauffen und Bad Rappenau:
Für Bad Wimpfen buchen Mitglieder ihr Freiticket ebenfalls über das 
Ticketportal der Stadt Bad Wimpfen www.badwimpfen.de.

Wir danken allen unseren Förderern, wünschen Ihnen schöne Herbsttage
und freuen uns auf ein Wiedersehen bei den kommenden Konzerten
unserer diesjährigen Festivalsaison des zweiten Halbjahres.

Mit freundlichen Grüßen

Ihr Organisationsteam von
piano-international eV


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Neckar-Musikfestival
Eintrittspreise: 
(N) Normalpreis: VVK/AK einheitlich 15 Euro, ermäßigt 11 Euro, mit PianoCard frei*
(R) Reduzierter Preis: VVK/AK einheitlich 9 Euro, mit PianoCard frei*
(S) Sonderpreis: VVK/AK einheitlich 5,61 Euro, mit PianoCard frei*
(W) Bad Wimpfen: VVK einheitlich 18 Euro, mit PianoCard frei*
(E) Eigene Preise: siehe Partnerseite, mit PianoCard ermäßigt*
(F) Eintritt frei

* PianoCard (Abo für das Hauptprogramm für Mitglieder im NMF-Förderverein): 50 Euro
Infos: www.neckarmusikfestival.de
Änderungen vorbehalten

Wir danken unseren Partnern und Förderern seit 2021:
Kulturamt Bad Wimpfen - Kulturamt Bad Rappenau - Guttman Family Donor Advised Fund gGmbH
Förderverein Neckar-Musikfestival eV -Istituto Italiano di Cultura Stuttgart - Kulturamt der Stadt Heidelberg
KulTour Lorsch - Kur- und Bäder GmbH Bad Dürrheim, Musikschule Lauffen a.N.
Restaurant Wolfsbrunnen Heidelberg - Völkerkunde-Museum von Portheim-Stiftung

sowie allen weiteren Partnern
www.neckarmusikfestival.de

Das Team des Neckar-Musikfestivals seit 2021:
Bernhard Klinger, 2. Vorsitzender und geschäftsführender Vorstand - 
Herta Neulist, Leiterin Finanzen
Barbara Kosariszuk, Leiterin Öffentlichkeitsarbeit - Dorothea von Albrecht, Vorsitzende Förderverein

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Donnerstag, 1. Januar 2026

La libertà non è un privilegio – riflessioni all’ingresso nel 2026

Cari amici, care compagne e cari compagni di cammino,

il passaggio al nuovo anno è un momento adatto non tanto per proclamare buoni propositi — spesso utili solo come alibi per non cambiare nulla — quanto per conquistare anzitutto una chiarezza interiore. Per questo, in via del tutto eccezionale, oggi non desidero parlare di musica, ma di qualcosa di più fondamentale: del nostro rapporto personale con la situazione politica e sociale nella quale ci troviamo — se ci limitiamo a sopportarla, se iniziamo a valutarla con consapevolezza, oppure se in noi sta maturando una critica che cerca forme di espressione adeguate, pacifiche ed efficaci.

Nel corso del 2025 appena concluso si è rafforzata in modo preoccupante una tendenza per cui la politica non si concepisce più soltanto come potere di ordinamento, a sua volta vincolato da limiti chiari, ma come istanza che si arroga il diritto di una “correzione” permanente dell’essere umano. In nome della salute, della sicurezza, del clima, della stabilità o di una sempre più invocata presunta difesa dei “valori occidentali”, e con il sostegno attivo — ormai difficilmente separabile — di ONG di natura oligarchica e discutibile, si è agito sempre più come se la libertà fosse un bene secondario: qualcosa da concedere, limitare o sospendere a discrezione del potere, qualora lo richiedano presunti fini superiori.
In termini concreti, ciò ha significato anche nel 2025 un ulteriore spostamento del potere decisionale: lontano da livelli democraticamente eletti e responsabili, verso organismi sovranazionali, tecnocrazie e cosiddetti “meccanismi di coordinamento”, che sfuggono con eleganza a responsabilità politica e controllo effettivo. Ha significato la progressiva normalizzazione di sistemi di identità digitale che non vengono più presentati come servizi, bensì come condizioni di accesso: chi vuole — o deve — partecipare, deve rendersi identificabile. E ha significato inoltre, con conseguenze potenzialmente altrettanto gravi, l’orientamento politico verso un sistema monetario che rischia di perdere il suo carattere neutrale per trasformarsi in uno strumento di indirizzo e controllo dei comportamenti.

A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto, particolarmente rilevante, dell’azione statale degli ultimi anni: l’immigrazione di massa, continuativa e politicamente voluta, proveniente da contesti culturali e giuridici nei quali i diritti individuali di libertà, l’uguaglianza tra uomo e donna e la separazione tra religione e Stato non rappresentano conquiste storicamente consolidate, ma realtà sistematicamente limitate o apertamente negate. Il fatto che lo Stato sia sempre più disposto, per una tolleranza mal compresa, per ricattabilità morale o per comodità di potere, a scendere a patti con concezioni collettivistiche e forme di dominio legittimate religiosamente, segna una rottura con lo spirito della Legge fondamentale tedesca, che non tutela l’arbitrarietà culturale, bensì la libertà dell’individuo.

La tolleranza si trasforma in auto-negazione quando non è più capace di distinguere tra la persona singola, degna di protezione, e un’ideologia ostile alla libertà, fondata su pretese universalistiche di dominio con ambizioni politiche. Una società aperta non si preserva importando e relativizzando ogni ordine che la contraddice, ma conoscendo, nominando e difendendo i propri standard minimi di civiltà. Chi non è più disposto a farlo non tradisce l’umanità, bensì le sue condizioni di possibilità.

Osservando la mia ex patria e l’azione politica dell’Unione Europea, emerge un ulteriore quadro profondamente inquietante. Sotto il riferimento moralmente carico a una presunta difesa dei “valori occidentali”, una politica di escalation e confronto militare viene sempre più presentata come inevitabile, in palese tensione con il mandato di pace sancito dalla Legge fondamentale e con la responsabilità storica dell’Europa. Alla diplomazia, alla de-escalation e alla responsabilità politica subentrano retoriche di deterrenza, riarmo e durezza strategica. In questa logica, le persone in Europa rischiano di scomparire come soggetti politici responsabili, per apparire piuttosto come grandezze disponibili all’interno di astratti calcoli di sicurezza. Tale slittamento mina non solo la dignità dell’individuo, ma anche i fondamenti normativi sui quali l’Europa afferma di basarsi.
Anche in America Latina restano vive le amare esperienze storiche legate all’escalation politica, alla militarizzazione e all’uso strumentale delle situazioni di minaccia. Lì si è mostrato più volte che la normalizzazione della logica militare nello spazio politico raramente produce sicurezza, ma erode in modo duraturo fiducia, libertà e istituzioni civili.

A tutto questo progressivo indebolimento dello Stato di diritto, che nel 2025 ha conosciuto ulteriori aggravamenti soprattutto in Europa, si è aggiunta una crescente disponibilità — ormai anche praticata — a trattare la libertà di espressione non più come diritto di difesa del cittadino contro Stato, religione o oligarchie, bensì come un rischio da regolare dall’alto. La censura raramente viene ancora chiamata con il suo nome; si presenta come “moderazione”, “resilienza” o “protezione dalla disinformazione”, e viene delegata con comodo a piattaforme, algoritmi e regole private. L’effetto, tuttavia, resta lo stesso: ciò che è dicibile si restringe, il dissenso viene sanzionato, la conformità premiata — non per legge, ma attraverso infrastrutture attivate in modo mirato.

Ciò che inquieta davvero non è tanto lo stato di eccezione in sé, quanto il fatto che esso venga reso permanente senza suscitare resistenze o proteste significative. L’assuefazione all’idea che la libertà sia qualcosa che viene generosamente concessa nei tempi favorevoli e ritirata in quelli difficili. Che, quindi, non sia più un diritto fondamentale, ma un privilegio revocabile.

E tuttavia sarebbe un errore trarre da tutto ciò la conclusione di una marcia lineare e inevitabile verso la perdita della libertà. Il potere del politicamente distruttivo non vive soltanto di decisioni, ma soprattutto del nostro consenso, che troppo spesso si manifesta nella comoda e codarda passività di chi non osa dire di no quando farlo sarebbe ancora possibile senza mettere a rischio la propria vita o integrità. Questo potere inizia a erodersi nel momento in cui le persone tornano a distinguere con chiarezza: tra responsabilità e tutela forzata, tra solidarietà e coercizione, tra ordine e controllo — e ne traggono prime conseguenze, anche se ancora timide. Le prime crepe nella facciata sono già visibili, non da ultimo là dove la centralizzazione, una delle radici principali del problema, non riesce più a mantenere le proprie promesse di efficienza e stabilità.

Forse il vero spiraglio di speranza per il 2026 non risiede dunque in una svolta politica improvvisa, ma anzitutto in una correzione intellettuale, individuale e, per naturale conseguenza, anche sociale. Nel ritorno alla consapevolezza che l’essere umano non è un problema di sicurezza da amministrare, ma un individuo capace di responsabilità, come lo è sempre stato nelle sue migliori espressioni. E in tre coordinate fondamentali: primo, che il denaro dovrebbe essere neutrale; secondo, che l’identità non è un lasciapassare; terzo, che l’opinione non può essere un prodotto soggetto a licenza. E infine nella comprensione che la libertà non è il risultato di una pianificazione — per quanto “intelligente” o autoritaria — come sempre più ci si tenta di imporre, ma il suo limite necessario e non negoziabile.

In questo spirito auguro a voi — e a tutti noi — per l’anno che viene non una falsa e autoassolutoria tranquillità, ma l’inizio di una chiarezza rigenerante. Non adattamento per comodità, ma una capacità di giudizio pronta anche all’incomodo. Connessione e scambio attivo e cooperativo con persone affini. E la serenità di chi sa che l’autodeterminazione non ha bisogno di autorizzazione per essere legittima.

La vera prova del nostro tempo non consiste nel celebrare solennemente la libertà, ma nel verificare se esistono persone disposte a sostenerla anche quando diventa impopolare, scomoda o poco pratica. La libertà non si manifesta nell’applauso della maggioranza, ma nella fermezza della minoranza che rifiuta di delegare verità, responsabilità e coscienza alle circostanze mutevoli. Dove questa sovranità interiore rimane intatta, tutto può ancora essere guadagnato — anche nelle condizioni esterne più difficili.

Con un caro saluto, musicale e libero nello spirito,
e con i miei migliori auguri per un 2026 buono, sano, riuscito, conquistato con determinazione contro ogni avversità.

Martin Münch